Inconclusive results

La buona educazione scientifica raccomanda di esporre i risultati della propria ricerca nella maniera più impersonale possibile. Non soltanto le opinioni e le inclinazioni personali dei ricercatori dovrebbero restare al di fuori del resoconto degli esperimenti o delle argomentazioni svolte; ma lo stesso processo di scoperta dovrebbe comparire soltanto nella misura in cui fosse indispensabile agli interlocutori per riprodurre i risultati riportati. Sono i risultati che contano. E contano se, e solo se, agli stessi risultati giungerebbe chiunque intraprendesse la stessa strada. Di fronte alla verità scientifica, “non esiste né giudeo né gentile, né schiavo né libero, né uomo né donna.” (Questo è uno dei tanti aspetti per cui la scienza moderna si presenta come una secolarizzazione del Cristianesimo — sia detto di passaggio.)

Mi viene in mente un passo famoso di Jorge Luis Borges, nel Pierre Menard, autor del Quijote, dove il secondo autore del Don Chisciotte descrive al narratore del racconto il proprio proposito (riscrivere in maniera originale e fedele un libro già scritto), afferma che l’anteriorità del risultato all’impresa vale anche per le tesi dei filosofi, e sostiene:

La sola differenza è che i filosofi pubblicano in piacevoli volumi le tappe intermedie della propria fatica e io ho deciso di sopprimerle.

Tutti i ricercatori che sottopongono articoli ai peer reviewed journals sono dei Pierre Menard, che sopprimono il percorso seguito per arrivare all’esperimento ben condotto, alla dimostrazione efficace. Omettono le idee confuse, le immaginazioni parziali, i tentativi frustrati, gli errori di calcolo commessi la prima volta. Nascondono le tracce.

Dietro questa che è in primo luogo una strategia retorica ci sono molti aspetti, spesso discussi con più profondità di quanto possa fare io. Non so se qualcuno abbia già invocato, fra questi aspetti, una concezione della verità come inevitabile. Non serve che io ti dica quali pensieri sogni smarrimenti mi hanno condotto a una determinata idea vera: se essa è vera, tu stesso non puoi che arrivare ad essa, qualunque strada tu percorra. Un sistema fisico isolato raggiunge inevitabilmente lo stato di massima entropia. Un soggetto indisturbato da influenze estranee alla scienza raggiunge inevitabilmente una condizione di massima verità, oltre la quale non c’è alcuna evoluzione possibile.
La scienza non crede davvero a questo modello — lo dimostra contraddicendosi fruttuosamente ad ogni passo. Lo trova semplicemente comodo. È l’idea più semplice e immediatamente comprensibile di verità, e può andar bene, senza affannarsi a cercare di meglio.

Queste non sono relazioni per l’Accademia. I miei risultati sono per lo più inconcludenti. Almeno potrei approfittarne per sottrarmi a questa concezione entropica della verità e, nel ricominciare questo blog, lavorare in maniera ancora più contingente e personale, ancora più provvisoria di prima.

Annunci

Informazioni su Paolo Cavallo

Nato a Foggia il 20 agosto 1959. Laureato in Fisica, insegnante dal 1985, ora al Liceo Classico Minghetti di Bologna.
Questa voce è stata pubblicata in Letteratura, Scienza e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...